mainwp-child domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /data/sites/web/camerapenaleveroneseit/www/wp-includes/functions.php on line 6260Il dibattito, introdotto e moderato dal giornalista Andrea Andreoli, ha visto alternarsi le argomentazioni avverse alla riforma del dott. Carlo Citterio, già presidente della Corte d’appello di Venezia, e del Prof. Gian Luigi Gatta, Ordinario di procedura penale all’Università Statale di Milano, e quelle favorevoli alla riforma del dott. Andrea Mirenda, attuale membro del Consiglio Superiore della Magistratura, e dell’avv. Beniamino Migliucci, già presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
Come avvocati, abbiamo altissima considerazione della capacità di giudizio dei cittadini e crediamo fermamente che nessun tema sia troppo complesso per formarsi un’opinione su di esso: le questioni tecniche vanno ripulite da false argomentazioni attraverso il contraddittorio tra le parti, in posizione di parità.
Lunga vita alla Camera Penale!
Qui sopra, il video completo della serata.
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Abbiamo partecipato con Barbara Sorgato, Stefano Zanini e Greta Sona e ascoltato commossi il racconto dell’Avv. Damla Atalay, Consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul, sulla situazione dei nostri Confratelli turchi: Avvocati che vengono arrestati solo per avere svolto la propria funzione, perquisizioni arbitrarie, mancata sistematica ammissione delle prove chieste dalla Difesa, acritica ratifica delle tesi dell’accusa da parte dei giudicanti (PS in Turchia le carriere di giudici e PM sono unificate … sarà un caso che nei regimi dittatoriali sia così?)
L’angoscia per le condizioni dei Colleghi turchi non si è fermata nel sentire di queste gravi violazioni di legge; perché in Turchia si muore per fare l’Avvocato (“The cost of professional courage” titolava una slide passata ieri). Abbiamo infatti ascoltato, con il silenzio di chi sa di assistere a qualcosa di unico, come sono morti Tahir Elci ed Ebru Timtik
TAHIR ELÇI Era il presidente dell’Ordine degli avvocati di Diyarbakır, e nel corso degli anni, aveva rappresentato numerose vittime di violazioni dei diritti umani di fronte ai tribunali turchi e poi presso la Corte europea dei diritti umani. E’ morto il 28 novembre 2015 per un colpo di pistola alla nuca che lo ha colpito durante una sparatoria tra la polizia e i membri del Movimento Giovanile Rivoluzionario Patriottico (YDG-H), l’ala giovanile del PKK, mentre teneva una conferenza stampa in cui aveva chiesto la fine della violenza tra il PKK e lo Stato turco. Pochi istanti prima di morire, durante la conferenza stampa aveva dichiarato: “Qui non vogliamo armi né scontri né operazioni di polizia“.
Nelle settimane precedenti il suo assassinio, Tahir Elçi era stato al centro di una campagna denigratoria e con minacce di morte puntualmente rese pubbliche. Le autorità, anziché attivare misure di protezione, avevano aperto un procedimento contro di lui per accuse infondate secondo il solito schema che identifica il Difensore con il crimine di cui è accusato l’assistito.
Le autorità hanno promesso indagini che non hanno mai svolto: due poliziotti sono stati accusati della morte di Tahir Elci e sono stati assolti nel giugno del 2024 dopo un processo la cui decisione era annunciata sin dall’inizio. Per anni, sino all’avvio del procedimento, ogni venerdì i Colleghi dell’Ordine degli Avvocati di Diyarbakir si sono recati davanti alla locale Procura per chiedere che si indagasse sulla morte del loro Presidente.
La ricostruzione della sparatoria è stata operata con raffinate tecniche forensi da Forensic Architecture (FA), un’agenzia di ricerca con sede presso la Goldsmiths University di Londra che ha lo scopo di sviluppare, utilizzare e diffondere nuove tecniche, metodi e concetti per indagare sulla violenza da parte di stati e aziende. Il lavoro di questa agenzia merita di essere guardato: https://forensic-architecture.org/…/the-killing-of…
EBRU TIMTIK è morta in carcere il 27 agosto 2020 dopo uno sciopero della fame durato 238 giorni.
La vedete con espressione fiera durante una manifestazione con la toga sulle spalle nell’immagine alle spalle del gruppo dei relatori.
Nel suo caso, la repressione dello Stato turco non si era accontenta di incriminare i “presunti” responsabili degli scontri che erano avvenuti nel 2013 ad Istanbul, ma era giunta ad incarcerare e anche l’Avvocato Ebru Timtik, cioè il legale che aveva difeso la famiglia di un ragazzo morto nel 2014 per le ferite riportate l’anno prima, proprio nei giorni della rivolta di Gezi Park. Il malato sillogismo è il solito: se tu, avvocato, difendi un rivoltoso o addirittura un presunto “terrorista” o anche solo la famiglia di quest’ultimo, sei complice e corresponsabile. A fronte di un processo farsa Ebru Timtik, dopo una condanna ad oltre 13 anni di carcere, aveva iniziato, nel febbraio 2020, uno sciopero della fame, per richiedere “un processo equo”. Nonostante una situazione di assoluta gravità, confermata da un referto medico che attestava le sue condizioni di salute già molto critiche, dapprima il Tribunale di Istanbul, a giugno, poi la Corte Costituzionale turca il 14 agosto, avevano respinto la richiesta di rilascio per consentirne le cure. Solo poche ore prima del decesso, è stata trasferita in Ospedale, ove è morta la sera stessa.
Per onorarne la memoria, occorre ribadire con forza che non può esservi democrazia in un Paese nel quale l’Avvocato è incriminato o, peggio, rischia la vita unicamente per difendere i diritti dei suoi assistiti: “Ebru Timtik: a lawyer who put her body on the line for justice” diceva una delle slide di ieri…
Nel giugno 2013, a seguito dei numerosi arresti di Avvocati turchi, la Camera Penale Veronese aveva dato vita ad un’iniziativa di solidarietà presentandosi in udienza con un cartello attaccato alla toga con i loghi della nostra associazione accanto a quelli dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul: ieri abbiamo regalato la stampa di un’immagine di quell’evento a Damla Atalay che ci ha abbracciati commossa.
La Collega Damla Atalay ha concluso il suo intervento ringraziando per la solidarietà e lasciandoci un grande insegnamento: when lawyers stand together pressure loses power. La solidarietà tra Avvocati è tutto … restiamo uniti!
]]>Leggi la nota: https://www.camerepenali.it/cat/12946/il_presidente_di_anm_non_offenda_i_magistrati_uccisi.html
]]>segnaliamo che sono aperte le iscrizioni al Primo Corso di specializzazione dell’avvocato penalista organizzato dall’UCPI.
Scopri di più:
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